A quell'epoca nessuno avrebbe immaginato che questi dispositivi avrebbero avuto un ruolo così rilevante nel mondo della musica.

Negli anni ’40 del secolo scorso, con l’aumento dei watt ci si accorse che, alzando il volume al massimo, l’amplificatore andava in sovraccarico (overdrive) distorcendo il suono della chitarra. Un difetto che conquistò schiere di musicisti che utilizzarono quel suono più sporco per esprimere la crudezza della loro musica. 

Divenne sempre più chiaro che l’amplificatore non serviva solo ad accrescere e diffondere il suono ma anche a modificarlo e personalizzarlo, riflettendo lo stile del musicista, la sua storia e le sue emozioni. 

Fu chiaro al chitarrista Goree Carter, che alla fine degli anni ‘40 sparò al massimo il volume del suo amplificatore per raccontare la vita nel quartiere più povero e violento di Houston, la propria frustrazione, la sofferenza e la gioia facendo sfrigolare la sua chitarra.